The Kiev Session

Sono giorni che ci penso.

Non ho mai il tempo necessario continuo a dirmi.
Non ho mai le parole adatte. Non sono ispirato. Devo elaborare la cosa… Mille giustifiche.

La verità è che non c’è tempo a sufficienza perché ogni minuto varrebbe la pena di essere narrato, perché non ci sono parole sufficienti a descrivere quanto successo (o certe cose le vivi o non c’è storia che tenga), non è questione di ispirazione ma di mancanza e del resto posso elaborare quanto voglio, ma ogni volta che ci penso mi si aprono mille diversi scenari.

Lo scorso weekend ho vissuto una delle esperienze più importanti della mia vita.

Passato, presente e futuro hanno fatto rima con un weekend al limite, al limite del tempo a disposizione, dell’energia, della voce.

Il nostro mini tour che ho chiamato per assonanze note ai ragazzi della band e a Matteo Marenduzzo – The Kiev Session – è stata un’esperienza che ha sforato i 360° arrivando tranquillamente nella IV^ dimensione, quella immaginativa, del transpersonale, del potenziale inesplorato.

Questo post è indirizzato più a chi l’ha vissuto che a chi legge, ma in molti mi hanno chiesto “com’è andata” e volevo in qualche modo esprimere una sensazione e un ringraziamento.

La sensazione più vicina al reale e facilmente traducibile è quella dello sconcerto.

L’accoglienza rispetto al nostro progetto è stata travolgente.

Non vorrei arrivare a usare l’abusata locuzione latina “nemo propheta in patria”, ma per una band come i My Escort che nonostante tutto fatica qui in Italia ad emergere rispetto al marasma (o ai miasmi) di cover bands da un lato e un mercato extra-saturo di musica originale veicolata esclusivamente a suon di euro dall’altro, l’espatrio ha fatto rima con ossigeno, con sensibilità, con riconoscimento, con seminare per tanto tempo e veder raccogliere senza filtri e con entusisamo tre volte su tre, attraverso un pubblico ogni volta differente.

Chi ha visto le foto o ci ha un minimo seguiti sa che siamo passati dalle atmosfere di un pub indie, a quelle del gran galà, a quelle di un ristorante con enoteca di classe annessa, una volta con amici di amici, un’altra con la Kiev “bene” e un’altra con gente totalmente sconosciuta e che non parlava manco l’inglese ad esclusione del sommelier (per fortuna) per una cena in maschera la notte di Halloween.

Ebbene, in tutte e tre le occasioni abbiamo avuto gente che ha voluto manifestarci entusiamo mostrandoci la pelle d’oca, addirittura piangendo, sempre ballando.

L’ho detto spesso, scrivendolo centinaia di volte. E’ la gente che fa la differenza e una volta in più ne ho avuto conferma. E questo era per il reparto “sensazione”.

Sui ringraziamenti non saprei da dove partire. Michele Lacentra, il nostro debosciatissimo tour manager e Sasha Maistrenko, Valentina Garkavenko e Julia De Rosa Zubchuk che per motivi a me ancora ignoti hanno voluto contribuire alla nostra calata ucraina.

Non saprei che dire.

Sicuramente non vi ho ringraziato abbastanza. Ma poi… chi se ne frega dei ringraziamenti. Vi siete spaccati, sbattuti, fatevelo tradurre da Michele Lacentra.

Vi siete dimostrati una squadra incredibile.

Pare che ci siano delle prospettive interessanti. Mi auguro fortemente che avremo il modo di ritornare di persona sull’argomento perché è evidente che la cosa non può esaurirsi con un semplice post, per quanto sincero.

Grazie, Ale.